Vita di Alessandro Stradella

Alessandro Stradella nacque il 3 aprile 1639 a Nepi nel viterbese da Marc’Antonio Stradella e Vittoria Bartoli. La sua famiglia di origine non era di condizioni modeste, anzi. Il padre proveniva da una famiglia aristocratica dell’Emilia, dei cui membri le professioni prevalenti erano medici, avvocati, studiosi, preti. Marc’Antonio dimostrò da subito di essere molto intraprendente negli affari di famiglia e successivamente nella gestione dei suoi beni, avvalendosi anche di preziose amicizie nobiliari. Divenne giovanissimo membro del Sacro Militare Ordine Marittimo dei Cavalieri di S. Stefano e, una volta stabilitosi a Nepi, ne fu Priore. Si interessava anche di musica, tanto che nel 1609 raccolse e fece stampare a Roma il Libro Primo de’ Madrigali a Cinque Voci col basso continuo di Kapsberger. Sposò in seconde nozze Vittoria, anche lei proveniente da un’illustre casata. Dal momento che la nuova famiglia si stabilì definitivamente a Nepi, Marc’Antonio s’interessò nuovamente alla vita politica locale e divenne una delle figure di maggior rilievo della cittadina, un nobiluomo ambizioso e capace cui potevano essere affidati incarichi di grande responsabilità.

Poco dopo la nascita di Alessandro, la famiglia si stabilì vicino Modena dove Alessandro visse i primi anni della sua vita. Nessun documento attesta quale istruzione abbia ricevuto Alessandro. Non si ha notizia certa della sua dimora tra i quattro e i quattordici anni, potrebbe essere stato a Nepi o a Bologna. In entrambi i casi, sicuramente aveva vicino persone che potevano formarlo in modo molto qualificato. Dalla sua facilità a scrivere con chiarezza in eccellente italiano e dalla sua conoscenza del latino, si può facilmente dedurre che abbia ricevuto un’ottima istruzione formale di tipo classico, come d’uso per gli aristocratici del tempo; allo stesso modo l’eccellente qualità delle sue composizioni in tutti i generi vocali e strumentali attesta una formazione musicale altrettanto rigorosa (sarà anche noto come suonatore di violino, di strumenti a tastiera e liuto).

Dopo la morte del marito, Vittoria Bartoli Stradella entrò a far parte della “famiglia” del duca Ippolito Lante a Roma. I Lante erano legati a tutta la nobiltà italiana e molti degli “amici” di famiglia diventeranno mecenati di Alessandro Stradella. Alessandro seguì la madre a Roma dove rimase alle dipendenze del Lante almeno fino al 1661. Abitare con i Lante voleva dire stare nel centro di una delle capitali del mondo, poter studiare in uno dei tanti e ottimi seminari gestiti da qualche ordine religioso, ascoltare musica abitualmente sia presso il palazzo dove risiedeva o in uno dei numerosissimi oratori e chiese, di studiarla con noti maestri, di essere in contatto con i nobili di Roma. Le opportunità di crescita per Alessandro negli anni dell’adolescenza fino alla maturità furono tantissime e proficue. I risultati sarebbero stati apprezzati da lì a qualche anno nella sua musica, dove la vena creativa fluisce senza ostacolo, nella sua fine comprensione della poesia da musicare, nella sua prontezza ad assumere posizioni di controllo (con un poeta, con un teatro) e nei suoi rapporti con i suoi mecenati, sempre rispettosi però chiari, quasi familiari, tutte caratteristiche di una persona nata nobile in un’epoca in cui la nascita determinava i possibili ruoli in società e perciò già sicura di sé.

Non è noto con chi Alessandro studiò quando arrivò a Roma. All’epoca il musicista più famoso a Roma era Giacomo Carissimi (1605-1674). Nel 1667 ad Alessandro fu commissionato un oratorio per la Quaresima. Ogni venerdì di Quaresima sarebbe stato eseguito un oratorio in latino nella Chiesa di S. Marcello, sostenuta dalla prestigiosa Arciconfraternita del Santissimo Crocifisso. Non si conosce il finanziatore di Alessandro Stradella, ma il fatto che fosse stato preso in considerazione per la serie di oratori, denota che fosse già conosciuto come compositore alle persone giuste. Potrebbe averlo raccomandato come allievo lo stesso Carissimi che contribuiva regolarmente alle cerimonie della Confraternita.

In quegli anni Stradella viveva in via Giulia che, nel Seicento, era una delle strade residenziali più eleganti, dove abitavano nobili, cardinali e ambasciatori. Sicuramente i Chigi erano tra i mecenati di Stradella. Nello stesso periodo la regina Cristina di Svezia stava cominciando a fare pressione su papa Clemente IX (Giulio Rospigliosi, uno dei suoi poeti e drammaturghi preferiti) perché consentisse alla messa in scena di opere a pagamento nel Teatro di Tordinona. Stradella fu coinvolto nell’iniziativa e contribuì a due delle prime quattro stagioni operistiche pubbliche di Roma, con la composizione di prologhi e intermezzi alle varie opere rappresentate. Contemporaneamente Stradella compose musiche dedicate a eventi privati che coinvolgevano i suoi mecenati, matrimoni, voti, ecc.

Del 1674 è la serenata Il duello, su testo di Sebastiano Baldini, prima opera di Stradella databile che impiega strumentazione da concerto grosso. Solo pochi mesi più tardi venne eseguita un’altra composizione per concerto grosso, l’oratorio San Giovanni Battista, commissionato a Stradella dalla Venerabile Compagnia della Pietà della Natione Fiorentina. Sembra che Alessandro ritenesse il San Giovanni Battista il suo lavoro migliore composto fino a quel momento e, a giudicare dal numero delle copie restanti della partitura e del libretto, l’oratorio deve essere stato apprezzato ed eseguito più volte, anche nel secolo successivo. Nel registro dei pagamenti per la serie di oratori, figurano il cantante, violinista e compositore gobbo Carlo Ambrogio Lonati (noto come <> per essere stato a servizio di Cristina di Svezia come cantante e direttore d’orchestra) e <> che potrebbe essere Arcangelo Corelli.

All’inizio del 1676 Cristina di Svezia offrì un’Accademia in musica nel suo palazzo, di cui i cardinali e principi invitati dovevano giudicare la migliore composizione musicale ivi presentata. Probabilmente la serenata La forza delle stelle di Stradella, su testo di Sebastiano Baldini basato su uno scenario di Cristina stessa, fu uno dei candidati. Da quell’anno Stradella poté dedicarsi interamente alla composizione e all’insegnamento per denaro.

Ma già nell’anno successivo lasciò Roma per andare a Venezia, dove lo accolse il nobile Polo Michiel. Non si hanno molte notizie sulla produzione musicale di Stradella a Venezia. Si sa che era ben integrato in città e che aveva con sé <> e <> per far musica. Ma già nel giugno del 1676 Stradella lasciò Venezia con Agnese van Uffele, la quale era tenuta in casa da un membro di una delle casate più ricche e potenti di Venezia, Alvise Contarini. Questo “incidente” procurò a Stradella diversi guai, tra cui un tentato omicidio da parte di sicari, certamente assoldati dal Contarini, che lo sorpresero a Torino.

Stradella era riparato in Savoia per un motivo ben preciso. Il duca Carlo Emanuele II era morto nel 1675 e nel 1677 erano appunto trascorsi i due anni di lutto richiesti che avevano interrotto anche le attività teatrali. La vedova del duca Maria Giovanna aveva bisogno di nuovi musicisti per la sua Cappella rimasta sguarnita, quindi per tutto l’anno musicisti si erano presentati al suo cospetto nella speranza di essere assunti. Di regola ciò avveniva dopo un’esecuzione a corte di fronte a Maria Giovanna. In caso di approvazione veniva proposto uno stipendio, altrimenti veniva offerta un’unica regalia in denaro. Stradella non riuscì mai a farsi ascoltare da Maria Giovanna, perché presto il Contarini giunse a Torino e la storia della fuga della sua protetta a causa del musicista cominciò a circolare in città e a fare un certo scandalo. La stessa Maria Giovanna lo riteneva un poco di buono. In realtà, col tempo Stradella riuscì a migliorare la sua reputazione presso i torinesi, grazie anche alle preziose amicizie veneziane che non lo avevano mai abbandonato, e presto si parlava di lui come di un <>, avendolo ascoltato come cantante o come strumentista (liutista) in qualche chiesa o in qualche salotto aristocratico. Dopo l’episodio dell’aggressione, che divenne presto un affare internazionale tra ducato di Savoia, Venezia e Francia, Stradella decise di partire per Genova in occasione del Carnevale, <>.

A Genova Stradella trova un ambiente fertile sia per i rapporti interpersonali che per la sua attività artistica. In città si trovavano diverse conoscenze romane su cui il musicista poteva contare. Dalla fitta corrispondenza che intrattiene sempre con Polo Michiel si sa che assunse presto la direzione dell’orchestra (o al clavicembalo o come primo violino) e che fosse stato richiesto come insegnante di canto da alcune delle dame più eminenti della città. Dopo varie prove del suo talento, un gruppo di anonimi nobili aveva stilato un contratto in cui si impegnavano a pagargli uno stipendio annuale di 100 dobloni spagnoli, solo per farlo rimanere due o tre anni a Genova, oltre a offrirgli alloggio, vitto e un servitore. Inoltre, a Genova c’erano per lui occasioni di comporre musica sia da camera che da chiesa e gli fu affidata la futura stagione del Teatro Falcone, dove si davano le opere. Il 10 novembre 1678 venne presentata al teatro Falcone l’opera di Stradella La forza dell’amor paterno, che ebbe un notevole successo, e nel giro di pochi mesi altre due sue opere. Nel frattempo Stradella componeva e inviava musica su richiesta per Polo Michiel, che gli richiedeva anche musica per conto di amici altolocati. Inoltre, grazie all’amicizia con il gentiluomo genovese Goffredo Marino, le musiche di Stradella vennero inviate a Modena e fatte conoscere agli Estensi. E proprio da Modena (dove in circa venti anni furono rappresentati circa 90 oratori, dato che Francesco II[1] era molto religioso) gli fu commissionato un oratorio, La Susanna, che, rappresentato nel 1681, ebbe un notevole successo.

L’ambiente sociale in cui viveva Stradella durante il soggiorno a Genova fu permeato da una crescente moralità, alla quale tenevano sia dogi che Senato. Di tanto in tanto venivano promulgate anche regole di condotta per decreto statale. Lo scopo della severità dello Stato riguardo ai costumi dell’aristocrazia era di evitare l’invidia e lo scontento delle classi più umili. L’austerità era una necessità politica. Molti genovesi si univano allo Stato nelle campagne moralizzatrici puntando il dito contro i malfattori e scrivendo lettere anonime per denunciare malefatte altrui. Stradella viveva del tutto serenamente in questo clima di austerità, forse perché frequentava abitualmente gli ambienti molto raffinati in cui la sua musica profana veniva eseguita. Quanto alla musica sacra, esistevano a Genova innumerevoli luoghi in cui essa poteva essere ascoltata.

Tra le lettere anonime che denunciavano la scarsa moralità dei nobili e di quanti erano a loro collegati, ce n’è una in cui si fa il nome di Stradella. L’autore lamenta l’eccessiva ostentazione delle donne e il fatto che i mariti <>. Che Stradella fosse sventato e impulsivo è noto, ed è sempre possibile che lui e Lonati godessero di qualche passatempo che suscitavano lamentele e scandalo.

La sera del 25 febbraio 1682 Alessandro Stradella fu ucciso a coltellate in strada, mentre se ne andava a casa accompagnato da un servitore. Il giorno successivo fu seppellito nella basilica di Santa Maria delle Vigne, una delle più aristocratiche chiese di Genova. Il trattamento che gli fu riservato dopo la morte fu quello che si addice a un gentiluomo: furono suonate per lui le campane e fu acceso un numero enorme di ceri, ebbe l’onore di una guardia e per la sua anima furono dette preghiere tutta la notte e il ventiquattro chiese. Di certo Alessandro Stradella era stimato dai suoi protettori e contemporanei.

Ad oggi non c’è una spiegazione chiara per la morte di Stradella. Qualcuno ha pensato a un delitto d’onore. Altri all’atteggiamento moralistico di molti genovesi dell’epoca, che vedevano del male nei suoi rapporti con le allieve, o a invidie e gelosie professionali o personali. Visto che altri musicisti furono banditi dalla città dopo la sua morte, si potrebbe supporre che tutti avessero intessuto tresche con donne dell’aristocrazia, oppure che il puritanesimo e la diffidenza locale mettevano in pericolo la vita degli artisti, che spesso tendevano a comportamenti anticonformisti.

Stradella compose in tutti i generi musicali usuali nell’Italia del diciassettesimo secolo, ma la maggior parte della sua produzione, sicuramente a causa di ambienti e circostanze, fu nel campo della musica vocale profana. Non ebbe mai, né risulta che gli sia stato offerto o che egli abbia mai cercato, un incarico in una chiesa, cosa che avrebbe fatto aumentare la sua produzione sia strumentale che sacra vocale. Tuttavia, non tutta la musica vocale profana ricevette da lui uguale attenzione. Dei musicisti suoi contemporanei, quelli attivi a Venezia si dedicavano normalmente al teatro, opportunità che in altre parti d’Italia erano meno frequenti. I suoi contributi all’opera romana, peraltro, furono limitati, sia perché il teatro di Tordinona presentava solo lavori già messi in scena altrove, sia perché il papà fece chiudere tutti i teatri; i soggiorni di Stradella a Venezia e Torino furono troppo brevi per dargli il tempo di scrivere opere. Ciò divenne possibile solo a Genova, e infatti egli perseguì lì la carriera di compositore d’opera, anche con successo. Quali che siano i motivi, i drammi in musica sono pochi in confronto al resto della sua produzione vocale profana. In realtà il suo contributo più grande era alla cantata.

[1] Francesco II d’Este divenne duca di Modena e Reggio a soli due anni nel 1662 e morì nel 1694.